Anno bisesto, anno funesto? 19,1 milioni di matrimoni in Italia, 1960–2024
Abbiamo messo in fila i matrimoni celebrati in Italia: anno per anno dal 1960 al 2024 e, dal
2004 al 2024, mese per mese, provincia per provincia, in chiesa e in comune (ISTAT ed
Eurostat). Poi abbiamo misurato quanto pesano le superstizioni e il calendario della Chiesa:
l’anno bisestile, la Quaresima, maggio «mese della Madonna», novembre «mese dei morti» e, già
che c’eravamo, il consiglio astrologico di non sposarsi con Venere o Marte retrogradi. In
breve: l’anno bisestile non spaventa nessuno, la Quaresima e novembre svuotano le chiese, gli
astri retrogradi non lasciano traccia.
19,1 milioni di matrimoni
ISTAT ed Eurostat, 1960–2024
98 province a confini stabili
Dati CC BY 4.0
Il calendario delle nozze
Novembre 2024, in chiesa: 342
matrimoni, lo 0,5% dell’anno; al giorno, il 6% di un giorno medio.
Passa il cursore su una cella per vederla, toccala per fissarla. Il colore è la quota del mese sui matrimoni dello stesso rito nell’anno.
Barrati il 2020 e il 2021: la pandemia ha spostato le nozze più
di qualunque calendario.
In breve
L’anno bisestile non fa paura. Nei 14 anni bisestili dal
1964 al 2016 i matrimoni si sono scostati dalla tendenza
in media di +0,8%, e solo 5 su 14 sono finiti sotto: è rumore.
In Russia, con lo stesso metodo, l’anno bisestile perde il 5,9% delle nozze.
La Quaresima svuota le chiese, non i municipi. Un mese passato tutto in
Quaresima perde il 29% dei matrimoni religiosi; quelli civili non si muovono (−2,0%).
Novembre svuota le chiese, anche se nessuna regola della Chiesa lo chiede.
Al giorno, i matrimoni religiosi di novembre sono il 42% in meno di quelli
di gennaio e febbraio, al netto dei matrimoni civili; nel Mezzogiorno il vuoto è più profondo
(−56%) che al Nord (−36%). E non si
chiude: rispetto al comune, novembre in chiesa resta tra −86% e −92% in ogni anno.
Maggio non ha nessun buco. Il «mense malas Maio nubere» di Ovidio non lo
segue più nessuno: in chiesa un giorno di maggio vale 1,35 giorni medi, a metà strada
tra aprile e giugno.
Venere e Marte retrogradi non si vedono. Le stime sono −4,4% e
+1,7%, entrambe nella norma dei calendari casuali: se qualcuno evita Venere
retrograda, il calo non supera l’11% circa.
Il martedì è il giorno meno scelto, il venerdì no. «Di Venere e di Marte
non ci si sposa né si parte», ma solo metà del proverbio regge: nel 2024 di martedì si è
celebrato il 3,3% delle nozze religiose, mentre in chiesa il venerdì è
il secondo giorno più scelto dopo il sabato (ISTAT).
L’anno bisestile
Ogni anno è confrontato con la media dei cinque anni intorno a sé, in cui i due estremi pesano
la metà: così l’anno bisestile e ciascuno dei tre anni comuni pesano uguale, la tendenza resta
e il ciclo sparisce. La barra dice di quanto l’anno sta sopra o sotto la sua media.
Confrontarlo solo con i vicini non basterebbe: se la gente anticipasse le nozze per evitare il
bisestile, anche l’anno prima ne risulterebbe gonfiato.
2016, anno bisestile: +4,0% sulla
media di quattro anni (203.258
matrimoni).
Passa il cursore su una barra o toccala per fissare l’anno.
Anno bisestile
Anno prima del bisestile
I due anni dopo
Italia, 1962–2017, percentuale sulla media mobile
centrata 2×4 anni. Non sono mostrati gli anni la cui finestra tocca il 2020.
In media l’anno bisestile si scosta dalla sua media di +0,8% e l’anno prima di −0,1%: nessuna fuga dal bisestile e nessuna corsa a sposarsi prima. Gli ultimi tre bisestili
misurabili stanno un po’ sopra (2008 +2,8%; 2012 +2,3%; 2016 +4,0%), in chiesa (+2,5%) come in comune (+4,0%), ma
tre anni sono troppo pochi per una tendenza: la crisi del 2009, per esempio, fa sembrare più
alto il 2008. Il 2024
non si può ancora giudicare: la sua media chiede i dati fino al 2026.
È un contrasto netto con la Russia, dove lo stesso calcolo dà −5,9% nell’anno
bisestile e una corsa a sposarsi l’anno prima: lì la superstizione sposta decine di migliaia di
nozze, qui il proverbio è rimasto un proverbio.
Per provincia (le 98 unità con confini stabili dal 2004) gli anni bisestili 2008,
2012 e 2016 stanno in mediana il 2,9% sopra la media e sotto lo zero solo in
4: Ferrara (0,0%), Viterbo (−0,3%), Latina (−0,1%), Potenza (−2,5%). Sono gli stessi tre anni nazionali visti provincia per provincia, non 98
prove indipendenti. Dove la quota di nozze in chiesa è più alta l’anno bisestile non è più debole
(correlazione −0,04).
Tutte le 98 province
Potenza
Basilicata
85,5%
−2,5%
+1,9%
880
Viterbo
Lazio
55,5%
−0,3%
+0,4%
1.056
Latina
Lazio
64,6%
−0,1%
−0,5%
1.591
Ferrara
Emilia-Romagna
39,0%
0,0%
+2,3%
946
Matera
Basilicata
84,4%
+0,1%
−1,8%
632
Bolzano / Bozen
Alto Adige
36,1%
+0,3%
+0,4%
2.204
Rovigo
Veneto
52,7%
+0,4%
−1,2%
582
Pesaro e Urbino e Rimini
Marche
51,8%
+0,7%
+0,6%
1.901
Chieti
Abruzzo
69,9%
+0,7%
−4,5%
1.008
Catania
Sicilia
68,6%
+0,7%
−0,9%
3.348
Sondrio
Lombardia
61,1%
+0,8%
+1,7%
570
Forlì-Cesena
Emilia-Romagna
48,7%
+0,8%
+2,2%
1.025
Siena
Toscana
42,0%
+0,8%
+1,0%
1.017
Salerno
Campania
76,7%
+0,8%
−1,3%
3.498
Biella
Piemonte
45,7%
+0,9%
+2,6%
603
Siracusa
Sicilia
67,0%
+0,9%
−3,3%
1.271
Asti
Piemonte
49,5%
+1,0%
+0,9%
806
Imperia
Liguria
42,2%
+1,4%
−0,7%
598
Teramo
Abruzzo
68,3%
+1,4%
−5,1%
788
Campobasso
Molise
75,5%
+1,4%
−2,3%
538
Vercelli
Piemonte
45,7%
+1,5%
+4,6%
418
Brindisi
Puglia
74,3%
+1,5%
−4,2%
1.259
Genova
Liguria
42,6%
+1,6%
+1,4%
2.318
Trieste
Friuli-Venezia Giulia
33,6%
+1,6%
−0,4%
711
La Spezia
Liguria
43,9%
+1,8%
−5,0%
735
Venezia
Veneto
42,3%
+1,9%
+1,7%
2.306
Terni
Umbria
55,0%
+1,9%
−1,3%
597
Pordenone
Friuli-Venezia Giulia
47,0%
+2,0%
−2,3%
809
Mantova
Lombardia
47,7%
+2,2%
+0,9%
1.164
Belluno
Veneto
50,8%
+2,2%
−0,2%
552
Macerata
Marche
66,7%
+2,2%
+0,6%
818
Pescara
Abruzzo
63,6%
+2,2%
+1,1%
805
Milano e Monza-Brianza
Lombardia
44,2%
+2,3%
+0,2%
9.018
Gorizia
Friuli-Venezia Giulia
40,2%
+2,3%
+1,0%
421
Caltanissetta
Sicilia
79,1%
+2,3%
−5,4%
707
Vicenza
Veneto
57,3%
+2,4%
−0,4%
2.397
Treviso
Veneto
55,3%
+2,4%
+1,2%
2.436
Udine
Friuli-Venezia Giulia
44,8%
+2,4%
0,0%
1.380
Crotone
Calabria
85,4%
+2,4%
+1,0%
521
Enna
Sicilia
79,1%
+2,4%
−2,3%
497
Roma
Lazio
50,9%
+2,6%
0,0%
11.223
Palermo
Sicilia
74,0%
+2,6%
−0,3%
4.441
Trento
Trentino
47,8%
+2,7%
+3,1%
1.571
Cosenza
Calabria
82,8%
+2,7%
−0,8%
1.816
Ragusa
Sicilia
76,0%
+2,7%
−1,7%
1.088
Alessandria
Piemonte
45,3%
+2,8%
+2,4%
1.379
Livorno
Toscana
34,9%
+2,9%
−0,6%
1.119
L'Aquila
Abruzzo
68,2%
+2,9%
0,0%
732
Catanzaro
Calabria
79,9%
+2,9%
+3,6%
975
Bologna
Emilia-Romagna
38,3%
+3,0%
+0,3%
2.896
Bari, Foggia e Barletta-Andria-Trani
Puglia
79,3%
+3,0%
−1,5%
7.022
Lecco
Lombardia
57,7%
+3,1%
−3,3%
1.076
Bergamo
Lombardia
53,8%
+3,1%
+2,4%
3.438
Ravenna
Emilia-Romagna
40,8%
+3,1%
+1,2%
1.141
Caserta
Campania
79,8%
+3,1%
+0,2%
3.217
Brescia
Lombardia
52,5%
+3,2%
+1,1%
3.769
Lucca
Toscana
45,9%
+3,3%
−0,5%
1.223
Messina
Sicilia
72,8%
+3,3%
+1,2%
1.906
Como
Lombardia
50,9%
+3,5%
+0,6%
1.851
Arezzo
Toscana
51,9%
+3,5%
−1,4%
982
Napoli
Campania
72,4%
+3,5%
−1,2%
10.234
Lecce
Puglia
76,8%
+3,5%
−3,1%
2.399
Verbano-Cusio-Ossola
Piemonte
50,0%
+3,6%
−1,3%
591
Trapani
Sicilia
81,9%
+3,6%
+1,5%
1.527
Valle d'Aosta / Vallée d'Aoste
Valle d’Aosta
43,7%
+3,7%
+1,6%
411
Benevento
Campania
81,9%
+3,7%
−0,7%
861
Agrigento
Sicilia
83,4%
+3,7%
−1,0%
1.525
Pavia
Lombardia
44,9%
+3,8%
−1,9%
1.600
Ascoli Piceno e Fermo
Marche
68,7%
+3,9%
−0,7%
933
Frosinone
Lazio
72,0%
+4,0%
+1,0%
1.183
Verona
Veneto
48,4%
+4,1%
−1,0%
3.015
Padova
Veneto
57,4%
+4,1%
+0,7%
2.566
Sardegna
Sardegna
58,4%
+4,1%
−1,2%
3.940
Torino
Piemonte
47,2%
+4,2%
−0,1%
5.778
Savona
Liguria
43,2%
+4,2%
−0,1%
905
Reggio di Calabria
Calabria
83,2%
+4,2%
−1,8%
1.838
Modena
Emilia-Romagna
45,8%
+4,3%
+0,7%
1.885
Pistoia
Toscana
47,7%
+4,3%
+1,1%
855
Ancona
Marche
58,0%
+4,6%
−1,5%
1.090
Massa-Carrara
Toscana
47,4%
+4,7%
+1,3%
538
Perugia
Umbria
60,1%
+4,7%
0,0%
1.834
Piacenza
Emilia-Romagna
52,0%
+4,8%
−0,9%
900
Parma
Emilia-Romagna
46,1%
+4,8%
−1,0%
1.180
Reggio nell'Emilia
Emilia-Romagna
44,8%
+4,8%
−1,5%
1.395
Cuneo
Piemonte
57,4%
+4,9%
−0,6%
1.878
Cremona
Lombardia
49,5%
+4,9%
+2,5%
1.028
Taranto
Puglia
77,5%
+5,0%
−3,1%
1.528
Firenze
Toscana
42,4%
+5,6%
−1,9%
2.903
Avellino
Campania
82,2%
+5,6%
−0,6%
1.142
Pisa
Toscana
49,6%
+5,7%
−1,7%
1.362
Rieti
Lazio
60,8%
+5,7%
−7,4%
499
Grosseto
Toscana
40,8%
+5,8%
+1,1%
750
Varese
Lombardia
50,7%
+5,9%
−1,0%
2.438
Prato
Toscana
44,8%
+6,6%
−0,2%
589
Isernia
Molise
77,9%
+6,6%
−7,8%
223
Novara
Piemonte
47,2%
+6,7%
+0,8%
1.179
Vibo Valentia
Calabria
86,4%
+6,8%
−1,5%
639
Lodi
Lombardia
49,3%
+7,2%
−4,3%
535
Tocca l’intestazione di una colonna per ordinare. «Nozze in chiesa» è la quota dei matrimoni
religiosi negli anni 2004–2019. Le province che compaiono nella tavola dal 2010
sono unite a quelle da cui si sono staccate (Monza con Milano, Fermo con Ascoli Piceno,
Barletta-Andria-Trani con Bari e Foggia), e Pesaro e Urbino con Rimini, che nel 2009 ha
preso sette comuni della Valmarecchia; la Sardegna, le cui province sono state ridisegnate
due volte, è contata intera.
La Quaresima
Il Codice di diritto canonico del 1917 vietava la benedizione solenne delle nozze in Avvento e
in Quaresima; quello del 1983 non ripete il divieto, ma il rito chiede di tener conto del
carattere penitenziale dei tempi liturgici, soprattutto della Quaresima. La Pasqua cambia data
ogni anno: dal 2004 al
2024 è caduta fra il 23 marzo (2008)
e il 24 aprile
(2011), e con lei si sposta la Quaresima. È un esperimento naturale: se le coppie la
rispettano, le nozze in chiesa devono spostarsi con la Pasqua, e quelle in comune no.
2011, in chiesa: Pasqua
il
24 aprile; marzo 0,18, aprile 0,48, maggio 1,41 volte un giorno medio dell’anno.
Matrimoni al giorno nel mese rispetto a un giorno medio dello stesso anno (1 = giorno
medio). Confronta una Pasqua bassa e una alta: in chiesa aprile si svuota quando la
Quaresima ci cade dentro; in comune quasi non cambia nulla.
Il modello su 228 mesi (2004–2024,
senza il 2020 e il 2021) tiene conto dell’anno, del mese, del
lento spostarsi delle stagioni e del numero di venerdì, sabati, domeniche e festivi in ciascun
mese: ogni sabato in più aggiunge il 6,0% alle nozze in chiesa e il 4,2% a quelle in comune. Oltre a tutto questo, un mese passato interamente in Quaresima perde
il 29% dei matrimoni religiosi e il 2% di quelli civili, cioè
niente.
La significatività è verificata non con una formula ma con una permutazione: 2.000 volte abbiamo dato a ogni anno la Pasqua di un altro anno estratto a caso e rifatto il modello.
Un effetto della Quaresima forte quanto quello vero non è uscito mai; per i matrimoni civili, invece, la stima vera cade in mezzo a
quelle casuali (p = 0,37).
Novembre, il mese dei morti
Per la Chiesa novembre è un mese come un altro: nessun divieto, nessuna raccomandazione. Ma si
apre con Ognissanti e la Commemorazione dei defunti, e la tradizione popolare lo vuole mese
dei morti, da non scegliere per le nozze. Il grafico mostra, mese per mese, quante nozze si
celebrano in un giorno rispetto a un giorno medio dell’anno, in chiesa e in comune.
Novembre, Italia:
in chiesa 0,06, in comune 0,52 volte un giorno medio dell’anno.
In chiesa
In comune
Media degli anni 2004–2024 senza il 2020
e il 2021; 1 = un giorno medio dell’anno per lo stesso rito.
Un giorno di novembre vale in chiesa appena 0,06 giorni medi, poco più della metà di
gennaio (0,10), che pure ha freddo e feste da smaltire. In comune novembre e
gennaio quasi si equivalgono. Per isolare la superstizione dal clima e dalla stagione
confrontiamo novembre con gennaio e febbraio in chiesa e togliamo lo stesso confronto in
comune: il vuoto che resta è il 42%. Dicembre, che fino alla vigilia di
Natale è quasi tutto Avvento, ha in chiesa nozze al giorno circa 8 volte più di novembre: il calendario della Chiesa pesa meno del costume.
Molise: novembre in chiesa −79%; nozze in chiesa 76%.
Matrimoni religiosi al giorno a novembre rispetto a gennaio–febbraio, diviso lo stesso rapporto dei matrimoni civili: sotto lo zero, novembre in chiesa è più vuoto di quanto spieghi la stagione. Per regione, gli anni 2004–2024 messi insieme.
Il vuoto segue la geografia del matrimonio in chiesa: più alta la quota di nozze religiose,
più profondo il vuoto di novembre (correlazione −0,82 tra le 21 regioni e province autonome). Il più profondo è in Molise (−79%) e in Basilicata (−78%), regioni piccole: in tutti i novembre
del periodo vi si sono celebrate in chiesa 12 e 23 nozze. In Alto Adige, di tradizione tedesca, il vuoto non c’è affatto
(+100%, su numeri piccoli). Il confronto con gennaio e
febbraio si è ristretto, dal −57% del 2004 al +20% del 2024, ma non perché novembre si sia riempito: si sono svuotati gennaio e
febbraio, che in chiesa sono passati da 0,20 a 0,05 giorni medi. Rispetto
al comune, novembre in chiesa resta tra −86% e −92% in ogni
anno (grafico «Anno per anno»).
Tutte le 21 regioni
Regione
Nozze in chiesa
Novembre in chiesa
Quaresima in chiesa
Quaresima in comune
Molise
76,2%
−79%
−32%
+4%
Basilicata
85,1%
−78%
−36%
+8%
Puglia
78,1%
−73%
−31%
−3%
Calabria
83,0%
−71%
−15%
−4%
Abruzzo
67,6%
−68%
−48%
−1%
Marche
62,0%
−63%
−35%
−4%
Umbria
58,8%
−63%
−34%
+5%
Lazio
54,7%
−56%
−37%
−1%
Campania
75,4%
−51%
−3%
+4%
Sicilia
74,2%
−51%
−33%
−2%
Toscana
44,4%
−49%
−24%
−1%
Piemonte
48,6%
−42%
−38%
−2%
Lombardia
48,9%
−40%
−42%
−5%
Liguria
42,8%
−39%
−39%
0%
Emilia-Romagna
43,9%
−38%
−32%
−5%
Trentino
47,8%
−34%
+18%
−13%
Veneto
51,7%
−31%
−33%
+2%
Sardegna
58,4%
−20%
−34%
−3%
Friuli-Venezia Giulia
42,6%
−15%
−41%
−3%
Valle d’Aosta
43,7%
−15%
−58%
+26%
Alto Adige
36,1%
+100%
−60%
−18%
«Quaresima» è l’effetto di un mese passato tutto in Quaresima nel modello della regione:
nelle regioni piccole la stima è incerta di parecchi punti.
Maggio, il mese della Madonna
«Mense malas Maio nubere vulgus ait», scriveva Ovidio nei Fasti: il popolo dice che sposarsi a
maggio porta male. A Roma era il mese dei Lemuria, i giorni dei morti; più tardi maggio è
diventato il mese mariano, e il detto è sopravvissuto. Nei dati non ne resta traccia. In
chiesa un giorno di maggio vale 1,35 giorni medi, a metà strada tra aprile (0,62) e giugno (2,40). Negli anni in cui aprile non cade in Quaresima (2005, 2008, 2013, 2016, 2018, 2024), maggio in chiesa sta −3,3% rispetto alla media di aprile e giugno, al netto
dei matrimoni civili: qualche punto, non il buco che il detto farebbe aspettare. Gli anni con la
Quaresima in aprile non contano qui: il vuoto di aprile farebbe sembrare maggio più pieno di quanto
sia.
Venere e Marte retrogradi
L’astrologia consiglia di non sposarsi mentre Venere è retrograda (circa 42 giorni ogni 19
mesi) e, allargando il proverbio «di Venere e di Marte», c’è chi evita anche Marte retrogrado.
Se il consiglio fosse seguito in massa, in quei periodi le nozze in chiesa calerebbero. Il
modello dà −4,4% per Venere retrograda e +1,7% per Marte. Per capire
se è poco o tanto abbiamo spostato 2.000 volte i loro calendari di un numero
di giorni a caso, rifacendo ogni volta il modello.
L’effetto vero (−4,4%) è normale per un calendario casuale: il 19% dei calendari casuali ha dato un effetto non più vicino allo zero. Matrimoni religiosi; per quelli civili Venere dà −1,6% e Marte +0,7%.
Non è mancanza di dati: un effetto di Venere oltre l’11% in un senso o nell’altro
l’avremmo visto con una probabilità di circa l’80%. I valori compatibili con i dati vanno da
−11,2% a +2,9%: se qualche coppia evita Venere retrograda,
sono poche. Attenzione: abbiamo misurato come si sceglie la data, non come vanno i matrimoni
celebrati con Venere retrograda; questi dati l’ISTAT non li ha.
Martedì, venerdì e il 17
Il sabato domina: nel 2024 si è celebrato di sabato il 54,8% delle
nozze in chiesa (nel 2023, il 53,1%). Il giorno meno scelto è il
martedì: il 3,3% dei matrimoni religiosi e il 6,3% di
quelli civili (nel 2023, 3,5% e 6,1%). È il
giorno di Marte del proverbio, ma anche lunedì e mercoledì restano poco sopra: sono feriali
lontani dal fine settimana degli invitati. Il venerdì, il giorno di Venere, smentisce il
proverbio: nel grafico ISTAT del 2024 è il secondo giorno più scelto in chiesa e, quasi alla
pari con il giovedì, in comune, con circa il 14% delle nozze
in chiesa e il 15% di quelle in comune.
Le date esatte invece mancano. L’ufficiale di stato civile scrive la data di ogni matrimonio
sul modello ISTAT D.3, ma l’ISTAT pubblica solo i mesi e, nei rapporti, i giorni della
settimana: in cifre il sabato e il martedì, gli altri in un grafico. Del 17 c’è un solo
indizio: nel 2023 sabato 17 giugno, in pieno picco, è stato appena il 10º
giorno per numero di nozze. Per il venerdì 17 e le «date belle» servono i conteggi
giornalieri.
Controlla la tua data
Scegli un giorno tra il 2026 e il 2035: ti diciamo che cosa ne pensano il
calendario della Chiesa, i proverbi e gli astri, e quanto è pieno il suo mese secondo i
matrimoni dal 2004 al 2024.
Sabato
5
giugno
2027
2,40 volte un giorno medio
Giugno
in chiesa
(Italia): tra i più pieni dell’anno, il 2º più pieno su 12.
SabatoIl giorno più richiesto: nel 2024 di sabato si è celebrato il 54,8% delle nozze in chiesa. Chiese e sale si prenotano con più anticipo.
L’affollamento del mese è la media degli anni 2004–2024
senza il 2020 e il 2021: dice come scelgono di solito gli altri,
non quante nozze ci saranno davvero quel giorno. Per i giorni della settimana l’ISTAT dà in
cifre solo il sabato e il martedì; gli altri giorni solo in un grafico.
Se stai scegliendo la data
Dove c’è più posto
Gennaio, febbraio e novembre, poi marzo.
In chiesa, le settimane di Quaresima.
Il martedì e gli altri giorni feriali.
Dove è più pieno
Giugno e settembre, soprattutto in chiesa.
Il sabato: più della metà delle nozze religiose.
Il venerdì, il secondo giorno più scelto.
L’anno bisestile non cambia nulla. Non sappiamo se i matrimoni celebrati a novembre o in un
anno bisestile durino di più o di meno: questi dati dicono solo come scelgono gli altri, cioè
dove chiese, sale e fotografi sono più liberi. Per scegliere il giorno sul tuo tema natale ci
sono i giorni favorevoli.
Metodo e limiti
Fonti: ISTAT, tavola «Matrimoni per rito e mese di celebrazione» (2004–2024:
Italia, regioni, province, matrimoni religiosi e civili), ed Eurostat (demo_nind) per gli
anni 1960–2003. Dal 2004 la serie nazionale è quella ISTAT: le due fonti
coincidono all’unità in ogni anno tranne il 2012, in cui Eurostat riporta 208.947 e l’ISTAT 207.138. In ogni anno, mese, rito e territorio i dodici mesi danno l’anno, religiosi
più civili danno il totale e le province danno la regione (tranne la Sardegna dal 2006 al
2016, contata quindi intera).
Si contano i matrimoni celebrati in Italia, nel comune e nel mese della celebrazione:
religiosi (concordatari) e civili. Le unioni civili, dal 2016, non sono matrimoni e non
entrano.
I modelli dei mesi escludono il 2020 e il 2021: lockdown,
cerimonie limitate e feste vietate fino al 15 giugno 2021. Il calendario conta le feste
nazionali con il lunedì dell’Angelo, non i santi patroni.
La Quaresima va dal Mercoledì delle Ceneri al Sabato santo: liturgicamente finisce il
Giovedì santo, ma il Venerdì e il Sabato santo le nozze in chiesa non si celebrano comunque.
Il suo effetto è stimato soprattutto su aprile e raccoglie tutto ciò che si muove con la
Pasqua, compresa la Settimana santa. L’Avvento non si può misurare: cade ogni anno quasi
negli stessi giorni, e il suo effetto non si separa da quello di dicembre.
I periodi retrogradi di Venere e Marte vengono dalle stazioni calcolate per la nostra tabella 1900–2100 (in inglese).
Abbiamo misurato un comportamento: come si sceglie la data. Questi dati non dicono se i
matrimoni celebrati a novembre, in Quaresima o con Venere retrograda siano più o meno
felici.
Dati e riutilizzo
Tutte le serie di questo studio (Italia per anno, e per mese, regione e provincia, in chiesa
e in comune) sono in un unico CSV con licenza CC BY 4.0↗. Le fonti originali sono l’Istituto nazionale di statistica e l’Eurostat.
Lo script che scarica le tavole ISTAT ed Eurostat, le controlla e calcola tutto ciò che è in
questa pagina: italy_marriages.py.
Come citare
Matiushenok, V. (2026). Anno bisesto, anno funesto? 19,1 milioni
di matrimoni in Italia, 1960–2024. StarTarot.online. https://startarot.online/it/research/matrimoni-e-superstizioni-italia
La tua data
Le superstizioni spostano migliaia di nozze, ma il giorno si può scegliere anche guardando
il cielo: i giorni favorevoli cercano le date adatte al tuo tema natale.